I Periodi del Cubismo

Dalle Origini al Cubismo Sintetico

Il cubismo è stato raccontato innanzitutto da Guillaume Apollinaire, il poeta autore dei celebri Calligrammi, nonché il fautore del felicissimo incontro tra Picasso e Braque.

Dopo il grande poeta francese tantissimi critici si sono messi all'opera per definire un'avanguardia dai contorni cangianti, influenzata dal post impressionismo e dalle sculture africane ed in stretta affinità con la teoria di Einstein che stupì il mondo pressoché in contemporanea con il cubismo.

Parlando del movimento nato da Picasso e Braque si è soliti distinguerne periodi storici, ognuno dei quali contraddistinto da proprie peculiarità.

Il Cubismo Orfico
Siamo agli esordi del movimento, nella fase in cui Picasso e Braque studiano le opere di Cezanne e le sculture africane per estrapolare un metodo originale che gli consenta di trasportare sulla tela le loro originalissime idee. Le figure rappresentate, in questa fase, sono spezzate in piccole forme geometriche, le quali seguono distinti piani angolari.

Il Cubismo Analitico
Tra il 1909 ed il 1912 Picasso e Braque vanno alla ricerca di un metodo analitico, scientifico, per indagare la realtà. I pittori osservano i soggetti da diversi punti di vista, penetrano nella loro opera d'arte per renderne tutti gli aspetti, sia quelli visibili che quelli occultati allo sguardo.

L'artista si muove attorno al soggetto, aspirando a rappresentare sulla tela la tridimensionalità delle figure.

Il Cubismo Sintetico
Siamo nel periodo che va dal 1910 al 1921, un decennio di riflessione che porta Braque e Picasso a ripensare alle loro opere per il timore di sconfinare nell'astrattismo.

La molteplicità dei piani e lo spezzettamento del soggetto rappresentato rischiano, infatti, di privarlo della sua identità.

I due maestri decidono, allora, di fare una scelta arbitraria sulle parti da rappresentare, essendosi scontrati con l'impossibilità di riprodurre la realtà in maniera analitica e totale.

Sono gli anni dei collages, attraverso i quali far aderire la realtà al dipinto, e di tutte le altre tecniche impiegate per portare un pezzo del mondo esterno nell'opera d'arte.